Presidente 2016-2017 Elisa Tobia

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Come è cambiata la scrittura: da carta e calamaio al web

Dalla carta al web

Il Dott. Massimo Gagliardi, vicedirettore del Carlino, è stato ospite dei L.C. Budrio, Bologna San Luca e Carducci Castelmaggiore, e, relazionando sul tema della rivoluzione tecnologica dell’informazione, ha offerto lo spunto per alcune riflessioni sulla rivoluzione epocale del passaggio della informazione dalla carta stampata al web; ha parlato di una quarta rivoluzione per definire l’ultimo stadio del lungo cammino di continui cambiamenti riguardanti le forme e gli strumenti della informazione. Naturalmente, la prima di queste rivoluzioni è l’invenzione della scrittura, e il conseguente affiancarsi di testi scritti alla pratica della comunicazione orale. Lla seconda rivoluzione è stata poi rappresentata dalla l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di G. Gutembergh nel 1455 con la stampa della prima edizione della Bibbia (con tiratura di 180 copie), che suscitò immediato entusiasmo per la qualità tipografica. Sulla scia dell’invenzione della, nella seconda metà del XV secolo ebbe un immediato sviluppo l’attività editoriale: alla fine del Quattrocento, a Venezia c’erano 150 tipografie contro le 50 di Bologna, le 20 di Firenze, le 30 di Roma.

Si ebbe una diffusione capillare di testi stampati: testi che sino a quel momento erano usciti dalle mani di amanuensi, che avevano scritto pagine e disegnate immagini, tramandando sino a noi i testi degli autori antichi, che altrimenti sarebbero andati perduti e creato dei codici, che ancora oggi suscitano ammirazione per il prezioso lavoro creativo. Gli storici però pongono la nascita della stampa in Oriente e tale invenzione pare che debba farsi risalire ai soliti Cinesi che l’avrebbero adottata circa 400 anni prima.

Bisogna arrivare alla fine del 1700 per apprezzare un ulteriore salto della diffusione di informazioni, con la creazione da parte degli Illuministi francesi Diderot e D’Alembert della Encyclopédie o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, primo esempio di diffusione del sapere e della conoscenza moderna, con l'intento di diffondere le idee dell’Illuminismo e di incidere profondamente sul modo di pensare e sulla cultura del tempo.

Nel periodo storico successivo la stampa assunse sempre di più il compito di assicurare la circolazione delle idee e alla fine del 900 la diffusione dei quotidiani era molto ampia, ma si trovò impreparata di fronte alla novità che avvia la quarta rivoluzione: il passaggio al digitale di giornali e libri e della creazione di interfacce di lettura.

L’editoria periodica, sia quotidiana che mensile, entrava così in una crisi profonda verso la fine degli anni ’90: il calo delle vendite ha riguardato tutte le testate in tutti paesi; da quando il web è diventato di massa, molti lettori leggono le news online. Su questa situazione si è innestata anche la crisi economica, che facendo calare il contributo della pubblicità alla vita dei giornali, ha messo in crisi persino la produzione di giornali gratuiti offerti agli incroci delle strade, che si reggevano soltanto sugli introiti della pubblicità. Questi fatti hanno creato a loro volta altri problemi legati alle implicazioni organizzative che ha avuto la rete sulla professione del giornalista e la produzione dei giornali con la carta stampata, che generava continue perdite. La conseguenza è stata che, per garantire il pluralismo, l’editoria, con tutti i quotidiani di partito, doveva in qualche modo essere finanziata dallo Stato.

Cresceva inoltre il dubbio sul ruolo stesso dei giornali tradizionali in un mondo in cui le informazioni si trovavano, rapidamente e gratuitamente, in rete e sulla capacità della concreta carta stampata di reagire ai social newtork, smartphone e tablet che permettono una lettura in ogni momento delle notizie in formato tascabile. Così insieme ai lettori anche i giornali hanno cominciato a migrare verso Internet ed è cambiato anche il ruolo del giornalista, rimasto però indispensabile per verificare l’importanza e la veridicità delle notizie e informazione che ora arrivano non più dalle fonti tradizionali, ma attraverso Facebook, Twitter, Google, You Tube, praticamente in tempo reale e che chiunque poteva commentare, condividere e far circolare.

L’informazione sul web sarà presto quella prevalente anche con forme sempre nuove e più veloci di social network. Attualmente si stima che il 49 per cento degli italiani si affacci sul web, mentre la televisione conta sull'82 per cento della popolazione. Ma la rete aumenterà i suoi adepti e la stampa conterà sempre meno. Leggere una notizia flash dal web è già una pratica diffusa e sarà sempre più veloce e superficiale della lettura di un articolo su un giornale: gli articoli sui i giornali sono lunghi da preparare e lunghi da leggere e inoltre contengono argomenti che ti costringono a riflettere al pari dei libri. Ancora più rapido e immediato delle notizie offerte dai giornali su internet è il Twitter, un servizio gratuito che fornisce una pagina personale con lunghezza massima di 140 caratteri con aggiornamenti possibili anche via SMS o posta elettronica. Tale sistema è oggi utilizzato anche da membri del governo per far conoscere le proprie opinioni. Nascono anche i blog, siti web in cui i contenuti vengono gestiti da un blogger che pubblica, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post. Tra i blogger troviamo anche importanti personalità politiche, che hanno velocemente intuito l’importanza di queste forme di informazione, soprattutto tra i giovani. Un’altra forma di diffusione delle informazioni, con funzione di opinione o commento o intervento, è il post, un messaggio in forma di testo, inviato in uno spazio comune su internet per essere pubblicato: un concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale nel quale ogni singolo può diventare protagonista. Anche la sezione relativa ai commenti dei lettori sottostante gli articoli dei giornali on-line (o di qualsiasi altro spazio di contenuti web) è formata da post. Oppure l’Instagram che è un social network che permette agli utenti di condividere foto. Non è facile prevedere quali altre forrne di social network legate alla diffusione di notizie, testi, immagini, informazione, musica e chissà cos’altro potranno riempire la vita quotidiana in un futuro vicino.

Tutta questa velocità può lasciare spiazzati, se non si riesce a rimanere al passo, non dico con la utilizzazione dei queste forme multimediali, ma con la stessa comprensione dei termini sempre nuovi e le applicazioni imprevedibili messe a disposizione dalla tecnologia e dagli inventori di programmi e app per qualunque necessità.

E così anche i giornali tradizionali, nonostante gli adeguamenti tecnologici, sono destinati a segnare il passo, come tanti aspetti della vita quotidiana che diventano desueti senza neanche ce ne accorgiamo. È facile prevedere che tra pochi anni saremo tutti quanti molto più connessi, ma molto più ignoranti, incapaci cioè di analizzare, distinguere, criticare, pensare, confrontare, collegare: insomma, non più lettori consapevoli ma semplici consumatori di notizie, con tutti i rischi che ciò comporterà per la  personalità di ciascun individuo, ma forse anche per la stessa democrazia del nostro paese. Ma soprattutto chi vive solo nel presente, nell'Instagram del momento, e non immagina futuro: glielo confezionerà qualcun altro, seduto in un grattacielo di Cupertino o di New York.

Adamo Fini, L.C. Bologna San Luca

 

LIONS CLUB BOLOGNA SAN LUCA e SAN LUCA

Bologna San Luca&San Luca

 

 

Il colle dominava la città con la sua bella basilica che faceva da sentinella a Bologna: ma, come spesso succede anche con le cose belle, queste diventano delle abitudini e non ci si fa caso più di tanto. Ma nel 2001 l’ultimo nato dei Lions Club a Bologna si appropriò del suo nome e dei suoi simboli: il Lions Club BOLOGNA SAN LUCA. Da allora la Basilica è diventata la sede prestigiosa ed esclusiva delle nostre serate di chiusura e il suo Rettore, Mons. A.Testi, uno dei nostri Soci Onorari. L’affetto per la Basilica si è prolungato nel tempo con un service permanente che ogni Presidente ha curato gelosamente come un fiore all’occhiello. Così oggi chi visita la Basilica vede i segni di questi service annuali: un confessionale, un organo del ‘600 restaurato, tutti i lampadari che illuminano l’icona della Vergine. Recentemente abbiamo anche tamponato i segni lasciati dal terremoto del 2012 sulla balaustra dell’ingresso ai giardini della Basilica.

Dalla sua nascita il Club si è fregiato con il nome di San Luca e i sui Soci si sono sempre sentiti orgogliosi del nome del Club, che raccoglieva l’interesse per il territorio ma anche l’affetto che tutti i bolognesi hanno da sempre avuto nei confronti del Colle di San Luca. Mons. E. VECCHI, allora vicario episcopale della città e ospite fisso nelle nostre serate di chiusura, ci aveva quasi rimproverato, dicendoci: “Già che c’eravate, potevate mettere al Club un nome più completo e cioè Lions Club Madonna di San Luca”.

I Presidenti del Club che si sono succeduti negli anni hanno sempre tenuto fede a questo feeling che si è creato sin dall’inizio tra i Soci del Club e la Basilica e all’inizio di giugno di ogni anno, quando si pone la data di chiusura delle attività del Club, la partecipazione alla cerimonia in Basilica, prima e alla cena poi è sempre numerosissima e il cerimoniere fatica a trovare posto per tutti nella Sala del Pellegrino, che il Rettore mette a nostra disposizione. E in questo ambiente ed in questa atmosfera che si celebra il passaggio alla nuova presidenza e si consegnano i riconoscimenti per l’attività svolta. La cerimonia in Basilica è sempre molto suggestiva, accompagnata dal coro della Basilica, che canta per tutti noi e dalla visita alla immagine della Beata Vergine di San Luca, che in fila ordinata, ci porta vicino al Paradiso.

L’immagine della Basilica, con i colori rosso e blu della città di Bologna, è presente nel nostro guidoncino ed è stata dipinta Giancarla, moglie del nostro primo Presidente M. Vecchi; ma è rappresenta anche in una bellissima icona d’argento che i nostri Presidenti donano agli ospiti più prestigiosi a ricordo della loro partecipazione alle nostre serate. Se è vero che l’attività di un Lions Club deve essere collegata al territorio, credo che non ci sia nessun Club a Bologna che abbia un rapporto più stretto non solo con il territorio che lo ospita ma soprattutto con il simbolo che ne ricorda il nome. Questo fatto rende i Soci del nostro Club giustamente orgogliosi, non solo del loro essere Lions, ma ancor di più di esserlo in un Club dal nome e tradizione prestigiosi.

 

 
   

 

 

                               

IL PORTICO - LA BASILICA DEI BOLOGNESI

IL PORTICO E IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI SAN LUCA DI BOLOGNA

 

 

Ogni anno, quando la primavera allunga le giornate, le piante gemmano un nuovo verde, i giardini della città si ornano del giallo delle forsizie, del lilla del glicine e profumano di rose.

Con il profumo di rose inizia l'attesa della Madonna di San Luca, che ogni anno scende in città dal Colle della Guardia circa 40 giorni dopo la Santa Pasqua.

Nell'icona la Madonna con il Bambino è raffigurata secondo la classica iconografia orientale di tipo “odighitria”, come colei che indica la via; è quindi considerata la “Madonna dei viaggiatori”.

Leggende suggestive narrano l'origine del dipinto, che tuttavia è collocabile tra la fine del 1100 e l'inizio del 1200; appartiene quindi al clima culturale bizantineggiante.

Il dipinto è una tempera su tela di lino, applicata ad una tavola ( cm 65 × 57).

La Madonna è rappresentata a mezzo busto e tiene in braccio il Bambino benedicente; porta una  veste di colore blu-verde e una sottoveste rossa come la tunica del Bambino.

Dal 1625 il dipinto è parzialmente ricoperto da una lastra d'argento finemente cesellata a sbalzo, che lascia scoperti i volti, realizzata da Jan  Jacobs di Bruxelles.

Studi recenti con  esami radiografici hanno rivelato l'esistenza di un altro dipinto più antico, sotto l'immagine oggi visibile.

Un episodio miracoloso legato alla Madonna di San Luca risale al 1433: la primavera fu talmente piovosa da danneggiare gravemente i raccolti e  i bolognesi, per scongiurare la carestia,  chiesero aiuto alla Madonna.

L'icona, dal Santuario sul Colle della Guardia,  fu portata in città: appena entrata all'interno delle mura,  la pioggia cessò.

Per tre giorni a Bologna fu festa; la Madonna fu portata in processione per le vie del Centro,  quindi ritornò al Santuario.

Da quell'anno, per voto cittadino, la Madonna ritorna a Bologna, seguendo il lungo portico di San Luca, accompagnata da una solenne processione di clero e fedeli,

passa per le strade  del Centro cittadino,  viene quindi ospitata  nella cattedrale di S. Pietro.

Il mercoledì precedente la Pentecoste, l'immagine viene portata in processione in San Petronio e dal sagrato viene impartita una solenne benedizione alla città.

In questa circostanza migliaia di persone si assiepano in Piazza Maggiore, testimoniando la devozione per la Vergine Protettrice, mentre il  cielo si anima del suono delle campane, suono che accompagnerà l'immagine sacra nel lungo percorso porticato, per ritornare al Santuario nella domenica di Pentecoste.

A Porta Saragozza, con l’Arco Bonaccorsi, ha inizio un lungo portico di pianura, che costeggia via Saragozza fino all’imponente, scenografico Arco del Meloncello, eretto  tra il 1719 e il 1732 su progetto di Carlo Francesco Dotti, che ha progettato anche il Santuario della Madonna di San Luca.

Al Meloncello, il Portico scavalca Via Saragozza ed inizia così il lungo tratto in salita costituito da 666 archi e 15 cappelle, nelle quali sono raffigurati i Misteri del Rosario.

Nei secoli il culto mariano è aumentato costantemente; i pellegrini, provenienti anche da regioni  molto distanti da Bologna, percorrevano sentieri fangosi, sterrati polverosi, portando con sé immagini con i Misteri del Rosario, che appendevano agli alberi in segno di devozione.

Nel 1587 il Governo Cittadino, per facilitare il cammino dei fedeli, realizzò un percorso ciottolato  dalla pianura alla sommità del Colle, dove “risiedeva” la Madonna ed in seguito si decise di costruire un lunghissimo portico, quasi un cordone ombelicale per unire la città al Santuario.

La realizzazione dell’opera andava molto a rilento per mancanza di fondi. Tutti i bolognesi, però, erano desiderosi di terminare l’importante e prestigiosa opera.

Nel 1665 un gruppo di privati creò un comitato per la raccolta fondi e i cittadini contribuirono, ognuno con le proprie possibilità.

Il 17 ottobre  1677 si formò una lunga catena umana per trasportare, con il metodo del  “passamano”,  i materiali necessari alla costruzione del portico collinare.

Il gesto collettivo fu molto efficace e il portico fu portato a termine.

Nel 2003 è stato istituito il “Passamano per San Luca”, che si celebra in un sabato di metà ottobre di ogni anno. E’ il richiamo alla solidarietà, che consente di affrontare e risolvere insieme ostacoli comuni.

I nostri concittadini, alcuni secoli fa, tra il 1674 e il 1715, con forte determinazione, senso civico, ed una non comune capacità di aggregazione, ci hanno lasciato un portico lungo Km 3,796, con un dislivello di m 289, formato da 666 arcate; è considerato il più lungo corridoio monumentale del mondo.

Noi lo possiamo percorrere, godendo degli splendidi scorci di paesaggi, salendo, sempre diversi, raccogliendoci in preghiera, facendo una passeggiata tonificante, seguendo il percorso di colui che portò  l’immagine della Madonna sulla sommità del Colle della Guardia.

La storia del Santuario è legata all'icona della Madonna di San Luca, custodita all'interno.

Secondo la leggenda l’icona della Madonna col Bambino sarebbe di mano dell'apostolo ed evangelista Luca.

Si narra che un pellegrino-eremita greco, di nome Teocle, in  pellegrinaggio a Costantinopoli, abbia ricevuto dai sacerdoti della basilica di Santa  Sofia il dipinto, perché lo portasse sul “Monte della Guardia”.

Teocle non sapeva dov'era il monte suddetto. A  Roma,  fu informato che un monte con tale nome si trovava nei pressi di Bologna, dove  intorno al 1100, due sorelle di nome Azzolina e Beatrice avevano costruito una chiesetta dedicata a San Luca Evangelista e vivevano da eremite.

Teocle, dopo aver viaggiato per molto tempo su impervi sentieri, tra i monti, nelle fitte boscaglie, attraversando impetuosi torrenti, giunge a Bologna, dove viene accolto con incredula festosità dal vescovo e dalle autorità cittadine.

Il popolo tutto accompagna la Madonna in processione fino al Colle della Guardia. E’ maggio e l'aria profuma di rose, quando Azzolina riceve da Teocle  l'immagine della Madonna,  che ha scelto di dimorare per sempre sul Colle della Guardia.

Nei secoli la cappella di Azzolina è diventata una chiesa sempre più importante, sempre più grande.

L’attuale Santuario, eretto grazie ai lasciti testamentari delle famiglie Pallavicini e Panphili, è un capolavoro dell’architetto Carlo Francesco Dotti.

Sorge su un basamento sottolineato da paraste, posto al termine di una rampa che conduce sulla sommità del Colle della Guardia, dal quale la costruzione domina Bologna.

La struttura è una ellisse dominata da un vasto tiburio  in laterizio, sul quale si appoggia un tamburo finestrato coperto da una cupola leggermente ribassata e termina,  in alto, con una lanterna.

La chiesa è preceduta da un estroso porticato curvilineo.

Due scale elicoidali conducono alla loggia centrale sinuosa, nella quale si apre il portale affiancato dalle statue di San Marco e  di San Luca, e sormontato da una lapide del 1756, che ricorda il cospicuo contributo di Benedetto XIV  alla costruzione.

L’interno, solenne, di forma ellittica, ha cappelle laterali, che ne determinano la pianta a pseudo croce greca.

Lo spazio è dinamico per un gioco di linee sinuose e  per una elegante contrapposizione di pieni e di vuoti.

Nelle cappelle sono collocate opere dedicate alla Madonna: “L’Incoronazione della Vergine” e “La Vergine e i Santi Patroni di Bologna” di Donato Creti; “La Madonna del Rosario” di Guido Reni.

Nella sacrestia  è posto un altro capolavoro: “Il Cristo che appare alla Madre” di Francesco Barbieri, detto il Guercino.

Ad ogni ritorno al Santuario l’immagine della Vergine col Bambino viene collocata alla sommità del presbiterio rialzato, in una posizione che la rende visibile da ogni punto della Basilica.

A riceverla è il Vicario della Basilica monsignor Arturo Testi, al quale i fedeli guardano come al custode della preziosa immagine.

 

Sono molteplici i modi nei quali i bolognesi dimostrano la propria devozione alla sacra immagine. Ne cito un esempio: più di 10 anni fa,  i soci fondatori del Lion Club Bologna San Luca hanno fortemente desiderato di poter intitolare il proprio Club con una denominazione così importante e significativa, anche da un punto di vista spirituale.

L’impegno di onorare la Basilica della Madonna di San Luca si realizza non solo con un forte attaccamento devozionale, ma anche con services sempre più cospicui, che contribuiscono al restauro dei preziosi arredi sacri e, recentemente,  al ripristino della balaustra danneggiata dal terremoto.

Il Club Bologna San Luca ha un guidoncino molto bello raffigurante il Portico e la Basilica di San Luca: riproduce un dipinto della signora Giancarla Vecchi, moglie del past-president Marco Vecchi.

 

La Basilica della Madonna di San Luca è visibile da molti chilometri di distanza.

Chi si avvicina alla città di Bologna, anche provenendo da direzioni diverse, coglie con precisione la massa geometrica della costruzione adagiata sulla sommità del Colle della Guardia, che l'accoglie e la sorregge come un enorme basamento.

Molti artisti, nei secoli, hanno dipinto questo paesaggio, inserendolo anche in composizioni complesse.

In tempi recenti, i pittori bolognesi Ilario Rossi e Paolo Manaresi, che sono stati i miei insegnanti all'Accademia di Belle Arti di Bologna, hanno dipinto la Basilica e il Colle, che declina dolcemente arrotondato verso la pianura.

Anch’io ho interpretato più volte in dipinti e acquaforti la bellezza sintetica di quelle linee, di quello skyline che ogni bolognese si porta nel cuore.

 

 

                                                                           Elisa Tobia

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