Presidente 2016-2017 Elisa Tobia

IL TEMA NAZIONALE 2013-2014

“IL FUTURO APPARTIENE A CHI CREDE NEI SOGNI”

TEMA DI STUDIO NAZIONALE 2013-2014

“Dall’Associazionismo al disegno di una nuova società civile; dalle analisi alle proposte: le nuove povertà”

A cura di Francesco Gallo – LC Olgiate Comasco - Referente Distrettuale

Il Tema di Studio Nazionale è la fusione di più proposte simili, di Temi di Studio, che al Congresso Nazionale di Taormina sono confluite in una sola proposta.

PRIMA PARTE

Dall’Associazionismo al disegno di una nuova società civile; dalle analisi alle proposte.

Un tema affascinate e allo stesso tempo molto impegnativo. Un tema che ci interroga dal profondo e ci obbliga a modificare il nostro modo tradizionale di stare nell’Associazione, proiettandoci sulla scena della Società Civile come attori protagonisti e non come semplici comparse.

Mi piace sempre ricordare le parole di un grande sacerdote che ai suoi giovani diceva “… non diventate mai i cortigiani della storia”. Che significa: “Non state ai margini della storia ma vivete nella storia con apporto creativo, che sappia diventare proposta e costruzione”.

Prima di capire, o cercare di capire assieme, cosa intendiamo per “nuova società civile” credo sia indispensabile chiederci cosa intendiamo noi, oggi, per Associazionismo e come ci poniamo nei confronti del nostro “we serve”, in una Società in continua trasformazione.

Una società “liquida”, come dicono gli studiosi, senza più punti di riferimento, che va in tutte le direzioni.

Il vecchio schema di società, che tutti conosciamo, ha mostrato tutta la sua precarietà in occasione di questa crisi economica e sociale, dai risvolti drammatici.

Dobbiamo chiederci seriamente cosa significhi oggi essere Lions. Cosa significhi veramente passare da un Lionismo di appartenenza ad un Lionismo militante.

Cosa dobbiamo fare per ridare dignità a milioni di persone che oggi, a causa della crisi, rischiano una vera e propria esclusione sociale?

Difronte a questa domanda non possiamo rispondere con una raccolta straordinaria di fondi o donando il nostro superfluo. Difronte a una società ammalata come la nostra, purtroppo non esiste una medicina miracolosa. O meglio la medicina esiste e siamo noi stessi.

Siamo noi che possiamo guarirla se accettiamo però di diventare noi stessi l’antidoto, non possiamo demandare ad altri o ai nostri soldi, quest’opera di rinascita della Società che, prima ancora di rinascita economica, necessita di rinascita morale, culturale ed umana.

Allora capite che in quest’ottica diventa importante il nostro stare insieme, diventa importante qualificare i nostri incontri, diventa essenziale mettere a confronto le nostre idee e soprattutto sfruttare al meglio le peculiarità e le professionalità presenti nei vari Club. In una parola il nostro Club deve evolversi e diventare volano di cambiamento, presenza pregnante e qualificante in una società che sta mutando velocemente.

Il nostro Presidente Internazionale Barry Palmer ci invita a sognare, a seguire i nostri sogni e soprattutto a realizzarli.

Per realizzare i sogni è necessario essere molto concreti e soprattutto, come ci invitava il Presidente del Consiglio dei Governatori dello scorso anno, Gabriele Sabatosanti, dobbiamo uscire allo scoperto “……sempre meno chiusi nelle nostre cene conviviali per mescolarci in mezzo alla gente. Dobbiamo stare tra la gente, perché è tra la gente che si scoprono le esigenze, perché è la gente che ha bisogno di noi, perché solo stando tra la gente possiamo trasmettere efficacemente il nostro messaggio, e possiamo trovare tante persone disponibili a seguirci ed a condividere i nostri ideali”.

Detto ciò vorrei fare con voi un’altra riflessione che piano piano ci porterà al cuore del problema giungendo, come suggerito dal tema di studio nazionale, dalle analisi alle proposte.

Durante tutta l’annata scorsa abbiamo lavorato molto al tema della solidarietà e della sussidiarietà. A tal proposito vi ricordo l’importante Progetto di Legge, attualmente depositato in Regione Lombardia e promosso dal nostro Distretto. Progetto appoggiato da 22 Comuni Lombardi, tra cui Como e Sondrio, dal titolo “Norme per la promozione della cittadinanza umanitaria attiva nel Governo della cosa pubblica”.

Il tema di studio Nazionale sembra fatto apposta per continuare a ragionare su questo tema e stimolarci a pensare al nostro impegno sussidiario all’interno di una società civile nuova, che ridisegni e valorizzi il ruolo dei vari settori che la compongono (Ente Pubblico, Mondo Imprenditoriale e Associazioni).

Le prime nozioni di sussidiarietà risalgono al 1300.

Ma è nel 1615 che il filosofo del diritto Ugo Grozio, Olandese, pubblica un saggio dove da la definizione di sussidiarietà che ancora oggi è in voga. Nello stesso periodo il filoso morale della politica Johannes Althusius definiva la sussidiarietà come antidoto ai tentativi del sovrano di togliere libertà ai cittadini. Sussidiarietà quindi come difesa della libertà, libertà degli spazi dei cittadini.

Oggi la sussidiarietà viene collegata soprattutto al modello di welfare che si vuole realizzare. Non c’è quindi più un collegamento stretto con la libertà, perché nel frattempo le nostre società, dopo le lotte che tutti sappiamo, es. rivoluzione francese, si sono conquistate i diritti civili, di pensiero politico, ecc.

“In modo generale, la sussidiarietà può essere definita come quel principio regolatore per cui se un ente che sta "più in basso" è capace di fare qualcosa, l'ente che sta "più in alto" deve lasciargli questo compito, eventualmente sostenendone anche l'azione”.

La sussidiarietà riferita all’ambito del welfare ha assunto due particolari versioni: la verticale e la orizzontale.

Sussidiarietà verticale intesa come decentramento. Gli organi centrali decentralizzano agli organi direttamente più vicini ai cittadini una serie funzioni.

Sussidiarietà orizzontale significa che l’ente pubblico (lo stato, regioni, provincia, comuni, ecc.) non solo consente ma favorisce l’aggregazione libera di soggetti della società civile nel fornire servizi attraverso la loro libera iniziativa.

Questo principio, con parole diverse, lo troviamo già nell’articolo 2 della carta costituzionale.

Art. 2

« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. »

Bisogna aspettare però il 2001, quando il titolo V della nostra Costituzione viene modificato con l’introduzione dell’art. 118, per sentir parlare esplicitamente del concetto di sussidiarietà orizzontale.

Art. 118

“Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.”

La sussidiarietà orizzontale quindi è una grossa conquista ma in questi ultimi anni si è capito che, a seguito delle profonde modificazioni avvenute nella società, si deve andare verso la cosiddetta sussidiarietà circolare.

Ma cosa si intende per sussidiarietà circolare?

Uno dei maggiori studiosi di questo tema è il professor Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica presso l’Università di Bologna, il quale, così spiega il concetto di sussidiarietà circolare:

“Pensiamo ad un triangolo. Come tutti sappiamo il triangolo ha tre vertici. Questi tre vertici rappresentano le tre sfere della nostra società.

Un vertice: Il pubblico;

Un vertice: Comunità degli affari, imprese di tutti i tipi e settori;

Un terzo vertice: società civile e organizzata, associazionismo di volontariato di promozione sociale, di imprese sociali, ecc.

L’idea della sussidiarietà circolare e proprio questo. Questi tre vertici devono interagire tra loro.

Una collaborazione e un interscambio che, a partire dal momento della progettazione degli interventi necessari al territorio, prosegue poi anche nel momento della gestione dei servizi.

Quindi non basta che i tre vertici dialoghino tra di loro per la gestione, come ora sta avvenendo, ma ci deve essere dialogo a monte e cioè ci deve essere dialogo nella progettazione e nella programmazione degli interventi”.

Ora capite che un sistema di società che si basa su questi presupposti potrebbe veramente rappresentare un nuovo disegno di società civile. Ma capiamo anche che forse la nostra società non è ancora pronta per questa rivoluzione.

E qui incominciano i problemi.

L’amministratore pubblico, quando va bene, oggi ragiona così:

“Io sono il sindaco, il governatore della regione e quindi comando io”, quasi che l’investitura divina, avuta dal voto, mette l’amministratore al di sopra di ogni possibile interferenza che potrebbe arrivare dal basso. E’ chiaro che se questa situazione dovesse perdurare difficilmente la sussidiarietà circolare potrà decollare.

Poi c’è la comunità degli affari che dice: “noi dobbiamo fare profitti, dobbiamo curare la nostra attività di impresa” credendo che le questioni di natura sociale spettino ad altri.

“C’è l’Ente pubblico per il bene comune”. Dimenticando che il bene comune non c’entra niente con il bene collettivo. L’ente pubblico si occupa del bene pubblico o del bene collettivo ma il bene comune è un'altra cosa.

Il bene pubblico, è l’organizzazione della società, il bene comune, invece, come è stato definito dal Concilio Vaticano II è “l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alla collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente.”

“Il bene comune è un concetto, ma anche un agire, positivo, attivo, che coinvolge la responsabilità di tutti, da cui nessuno si può sentire escluso o chiamare fuori”.

Poi c’è il terzo settore. Tutte queste persone, questi volontari hanno incarnato per decenni la figura dell’operatore sociale, cioè un soggetto che opera su commissione di qualcun altro, in genere dell’ente pubblico (quasi subordinato). Questa gente, che è generosissima e che avrebbe un potenziale enorme, non riesce ad esprimerlo in quanto abituata ad obbedire, abituata ad eseguire quello che altri decidono.

E’ necessario passare da operatore sociale a imprenditore sociale. Cioè avere la capacità di progettare, creare, innovare senza dover dipendere per le proprie attività dalle decisioni prese da altri.

Il terzo settore non ha ancora acquisito questa capacità imprenditoriale che vuol dire non fare profitti, ma essere capaci di innovare. Perché per fare alcuni servizi si deve dipendere dalle decisioni di qualcun altro?

La sussidiarietà circolare presuppone un dialogo continuo tra i tre settori, ecco perché si chiama circolare. Un dialogo che si possa realizzare attraverso regole che evitino inefficienze.

Questo dialogo mette i tre soggetti sullo stesso piano. A questo tavolo triangolare nessuno può alzarsi e dire: “io sono più importante di te”.

Il vecchio modello di welfare non garantisce più ne la qualità ne la quantità di certi servizi. Questo purtroppo è un dato di fatto!

Come sostiene ancora il professor Stefano Zamagni, “…..in questo processo il ruolo del terzo settore, del volontariato è fondamentale. Ha il ruolo dello starter che mette in moto la macchina. Con le giuste forme, con la pazienza ma anche con la determinazione che deve costringere gli altri due settori a sedersi al tavolo. Il volontariato lo può fare perché non suscita sospetto, perché tutti hanno ammirazione per i volontari, perché sanno perché lavorano. In questo momento storico il volontariato è fondamentale, quale elemento di rottura di un vecchio equilibrio, facilitando la transizione ad un nuovo equilibrio”.

Non ci si deve sostituire al pubblico, nel modello di sussidiarietà circolare ognuno mantiene la propria identità, la propria funzione quello che cambia è il modo di……

La nostra Associazione per anni è stata prevalentemente attiva nel fund raising, ovvero nella raccolta fondi o altre utilità da redistribuire a chi ne avesse necessità, configurandosi così una forma di attività non profit redistributiva.

Nel rispetto dei principi fondanti del Lions Clubs International, i Lions sono chiamati ad assumere, o meglio implementare, una nuova operatività, andando a fornire, non tanto beni materiali, ma servizi nei vari settori: sanità, educazione, cultura, imprenditoria giovanile, ecc.

Così facendo le attività dei Lions acquisterebbero maggior spessore e qualità, in piena collaborazione con enti pubblici (regioni ed enti locali) ed imprese, implementando e promuovendo la sussidiarietà circolare, in una collaborazione partecipata e condivisa, con enti pubblici e imprese, al fine di identificare, e attuare, delle scelte progettuali e delle proposte di interesse comune sul territorio. Questo potrebbe essere il nuovo ruolo dei Lions nel disegno di una nuova società civile.

E allora diventa indispensabile ripensare ad un nuovo modello di welfare non più in chiave assistenzialistica, volto solo a migliorare le condizioni di vita, (hai fame, ti do il buono pasto, sei senza lavoro ti do la cassa integrazione, sei malato non hai soldi, ti do l’ospedale gratis, ecc.) ma volto a migliorare le capacità di vita (un termine introdotto nel 1985 nella letteratura economica dal premio Nobel Amartya Sen - Capabilities che noi traduciamo dall’inglese: capacità).

Se vedo che sei affamato, devo capire perché sei affamato, e agisco in modo che tu possa uscire dal bisogno, ecco che allora in questo caso oltre a rispettare la tua dignità genero anche sviluppo.

Pensare al welfare come spesa di investimento e non di consumo, solo così potremo avere un ritorno. Sviluppare il welfare delle capacità, cioè aumentare le capacità di chi rimane indietro.

Anche gli imprenditori più illuminati si interrogano, in questo periodo di crisi, sul destino del Welfare State, rilevando come la sussidiarietà avrà un ruolo sempre maggiore in futuro che ci porterà a parlare di Welfare Sussidiario. “L’economia di mercato , anche se ben funzionante, non è in grado da sola di assicurare tutto lo sviluppo per la creazione del bene comune e necessita per questo di una componente donativa”. Prof. Riccardo Ghidella

Don Oreste Benzi diceva: Rendiamo insopportabile l’ingiustizia

“Rimuovere le cause che hanno determinato l’ingiustizia vuol dire lottare insieme agli ultimi per il riconoscimento dei diritti, fare pressione politica sulle istituzioni, trovare sempre strumenti nuovi, creativi – e nonviolenti - per dare davvero voce a chi non ne ha. “Non basta prendere la croce del povero su di sé – scriveva don Oreste – è necessario urlare a chi fabbrica le croci che bisogna smettere. Il silenzio rende complici.” Le dinamiche economiche e sociali odierne accentuano sempre più il divario tra i pochi ricchi e i tanti poveri. Come si può rispondere alla crisi attuale in modo differente, solidale, un modo nuovo dove i poveri non siano più oggetto di assistenza ma costruttori di storia?”

A questa domanda noi Lions rispondiamo attraverso la Cittadinanza Umanitaria Attiva.

Ricercare la collaborazione con le Istituzioni Pubbliche, non come portatori di quattrini (non dobbiamo fare da bancomat), ma soggetti paritetici che vogliono e devono essere coinvolti nelle fasi decisionali (condividendo anche la responsabilità delle scelte) per debellare le cause che provocano la povertà, l’inefficienza e l’ingiustizia.

Abbiamo fatto l’analisi e ho cercato di spiegare perché oggi abbiamo bisogno di sognare per attuare il disegno di una nuova società.

La struttura della Cittadinanza Umanitaria Attiva sollecita i Club ad elaborare proposte concrete, sfruttando le peculiarità e le professionalità presenti nei Club.

Creare la banca dati delle professionalità presenti nei Club, chiedere ai soci di dichiarare quanto tempo potranno dedicare a questo o a quel progetto, elaborare un progetto e proporlo alle Amministrazioni Pubbliche, coinvolgendo anche gli altri due settori (Pubblico e Imprenditoriale), credo sia un buon modo per coinvolgere i nostri soci e chiedere loro di dedicare del tempo all’Associazione.

Abbiamo anche a disposizione un protocollo d’intesa tipo studiato appositamente per permettere ai singoli Club di relazionarsi con le istituzioni pubbliche, tenendo sempre presente i concetti di cui parlavamo prima e cioè: “collaboratori e non servi delle istituzioni, nello spirito della sussidiarietà circolare”.

E allora approfondire il Tema di Studio Nazionale, creare momenti di confronto tra i soci e intervenire concretamente sul territorio potrà veramente diventare un momento importante sia per la crescita della nostra Associazione che, di riflesso, per l’intera comunità in cui il nostro Club opera.

Ricordiamoci sempre che non dobbiamo essere sudditi delle Amministrazioni Pubbliche ma collaboratori, in una logica di reciprocità e non di assistenzialismo. Far capire queste cose agli amministratori pubblici, non sempre è facile, anzi, ma la nostra professionalità e la serietà delle nostre proposte potrebbero far cambiare loro opinione.

Se crediamo veramente che: “IL FUTURO APPARTIENE A CHI CREDE NEI SOGNI” allora trasformiamo in azione concreta i nostri sogni per una nuova società civile, che non lascia indietro nessuno e trasforma la crisi in opportunità di crescita per tutti i suoi figli.

 

SECONDA PARTE

Le nuove Povertà

Abbiamo cercato di analizzare la prima parte di questo tema di studio, indicando anche quale potrebbe essere la via da seguire (sussidiarietà circolare) e come i nostri Club potrebbero veramente diventare incisivi in questo nuovo modo interpretare il nostro “we serve”.

Il tema delle nuove povertà è stato ampiamente trattato lo scorso anno, ma credo sia comunque necessario fare delle considerazioni generali, lasciando poi ai Club l’attuazione, sul territorio, di progetti attinenti alle necessità delle singole comunità locali.

Oggi molte sono le categorie di persone che possiamo definire come nuovi poveri – Anziani, disabili, padri o madri divorziati, famiglie senza reddito o non sufficiente a garantire un’esistenza dignitosa, giovani senza lavoro o senza ideali, giovani coppie, genitori single, donne con figli a carico che hanno smesso per un certo periodo di lavorare e che hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro, il quarantenne/50 che è messo fuori dal mondo del lavoro perché non particolarmente specializzato e preparato per le nuove tecnologie. Siamo in presenza di una vera e propria “esclusione sociale”.

Questo stato di povertà viene definito anche come “Povertà Relativa”, essere poveri non significa essere privi di risorse, ma averne in quantità ridotta rispetto agli altri in mezzo ai quali si vive.

Tutte queste persone, tutte queste categorie sociali, diverse tra loro e quasi lontane, hanno però un unico comune denominatore:

la solitudine, che genera insicurezza (precarietà e quindi incertezza sul futuro).

Solitudine, insicurezza, le nuove povertà per essere sconfitte hanno bisogno innanzitutto di condivisione, di presenza, di contatto, guardare negli occhi chi ci sta difronte, far sentire la nostra presenza e non solo i nostri soldi che, una volta esauriti, farebbero sentire ancora di più solo e umiliato chi li ha ricevuti.

Prendiamo nelle nostre mani le mani di chi oggi è povero, di chi si sente solo, degli anziani che non si sentono più utili e muoiono nella solitudine, dei giovani che non hanno più punti di riferimento e parliamo loro per esempio della bellezza del servizio e della solidarietà.

Questo disagio giovanile mi è apparso in tutta la sua drammaticità durante un incontro organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da Don Oreste Benzi) dal titolo “Legalità e nuove povertà”.La Provinciadi Sondrio detiene il triste primato in Europa di suicidi (soprattutto giovani). Una Provincia ricca, ma che perde i suoi giovani perché decidono di impiccarsi o buttarsi nei burroni. Il disagio di questi giovani non lo possiamo risolvere con una campagna di raccolta fondi.

Le famiglie rovinate dal fenomeno della Ludopatia (dipendenza dal gioco di azzardo).

Appare chiaro a tutti che il problema delle nuove povertà non è risolvibile solo con i soldi.

Giovanni Paolo II “È l'ora di una nuova «fantasia della carità», che si dispieghi non tanto e non solo nell'efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione. Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro »”. (NMI 49-50).

Cari amici se affronteremo il problema delle nuove povertà con un progetto di solidarietà diretta penso che quello che faremo servirà molto anche a noi che, purtroppo, praticando spesso una solidarietà impersonale e distaccata, rischiamo di diventare noi stessi i nuovi poveri.

La lotta alle nuove povertà non si vince solo con i soldi ma legando i rapporti interpersonali che devono essere sempre più stretti e responsabilizzando tutti, per far crescere nelle nostra società il senso della solidarietà diffusa.

Martin Luther King diceva “Ogni vita è legata alle altre, ogni esistenza è inestricabilmente legata a quella più prossima come a quella più lontana

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